Chi sono i berberi che sfidano il regime di Gheddafi

La stampa internazionale concentra l’attenzione sugli attacchi dell’aviazione gheddafista contro Agedabia, Zauia, Misurata, Marsa El Brega: le città ribelli della costa, la cui riconquista potrebbe allentare la morsa dei ribelli su Tripoli. Ma un dramma più nascosto e più antico si sta svolgendo in montagna, sul Gebel Nafusa, “Il Monte Occidentale”. Uno scontro che potrebbe essere altrettanto decisivo di quello della costa, e che rischia di contrapporre combattenti appartenenti alla stirpe più antica del Nord Africa. Leggi Scusate il mio nome era Gheddafi
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Ma nuclei compatti di berberofoni sono arrivati fino a oggi nelle zone montuose e desertiche. Soprattutto in Marocco, dove i berberi delle montagne del Rif e dell’Atlante e della piana di Sus rappresentano quasi metà della popolazione. Ma è berbero anche un quinto della popolazione dell’Algeria: soprattutto sulle montagne della Cabilia, ma anche in quelle dell’Aurès, oltre che presso il confine del Marocco e nei nomadi tuareg del Sahara. È berbero l’1 per cento della popolazione della Tunisia: tra l’altopiano di Dahar e l’isola di Gerba. Sono berberi 6000 egiziani dell’oasi di Siwa. Sono berberi circa 4 milioni di nomadi tuareg di Mali, Niger e Burkina Faso. Ed è berbero il 5 per cento della popolazione della Libia: anche qui nomadi tuareg del deserto, cirenaici dell’oasi di Gialo e soprattutto, appunto, gli abitanti del Gebel Nefusa. Sono circa 200.000 persone, contadini e pastori, le cui abitazioni tradizionali sono villaggi e granai fortificati la cui denominazione di “ksar” rimanda direttamente ai “castrum” romani (e da “al-ksar” viene d’altronde lo spagnolo “alcázar”). Sono strutture fortificare cui l’Impero si dotò per contenere le scorrerie dei barbari dopo la riforma della dottrina militare voluta da Aureliano, e che i discendenti dei cittadini dell’Impero in Nord Africa hanno continuato nei secoli a riprodurre per sopravvivere.

I berberi del Gebel Nafusa, poi, si distinguono dagli altri berberi perché sono un’isola non solo linguistica, ma anche religiosa: aderiscono infatti a quella corrente kharigita che rappresenta il terzo ramo dell’Islam dopo sunnismo e sciismo, e che oltre che tra di loro è presente solo in Oman, a Zanzibar, a Gerba e tra i berberi algerini della regione di Mzab.

In Marocco e Algeria l’agitazione berberista negli ultimi anni ha ottenuto alcuni importanti riconoscimenti di autonomia culturale. Ma Gheddafi ha sempre detto che “il problema berbero non è altro che un'invenzione artificiosa del colonialismo”, e al Gebel Nefusa non è stata concessa né autonomia, né l’insegnamento del berbero a scuola. Un’organizzazione berberista fa dunque parte del fronte delle opposizioni in esilio costituitosi nel 2005, e l’intero Gebel è stato all’avanguardia della Rivoluzione. Ma adesso si trova anche in prima linea di fronte alla controrivoluzione. Per amara ironia, però, mentre i tuareg libici si sono uniti a loro volta alla rivolta, Gheddafi avrebbe arruolato tra i tuareg del Mali 800 mercenari che potrebbero essere usati per l’attacco contro Nalut. Berberi contro berberi.